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Qualcuno gli ha chiesto le ragioni di quet'ultimo passaggio espositivo da una "pittura più descrittiva " a una "metafisica informale", che lo stesso Falvo ama definire " dal pensiero metafisico alla metafisica del pensiero".
Un giorno mi sono sono trovato a provare una sensazione prima sconosciuta" - raccolta Falvo - E' stato come se con la nuova forma espressiva mi sentissi più aderente alla tela bianca.Ho provato qualcosa di simile a un atto di fertilizzazione attraverso i materiali utilizzati secondo l'estro alchemico del momento. Io penso che l'artista debba rimanere fedele alla sua ispirazione e quindi di tradurla in una forma.Importa di meno l'effetto (di meraviglia,d'incanto o di respingimento) che può suscitare in che legge l'opera. L'artista, se non è compromesso e non si lascia mercanteggiare, è libero nell'andare avanti per la sua strada. Poi l'effetto che sortirà potrà anche risultare estraneo alle sue emozioni". " Per esempio, quello che mi affascina del mio lavoro - continua - è il racconto visivo della metamorfosi del colore. Stò li, nello studio, tra smalti, diluenti e attrezzi del mestiere, e sono alla ricerca della luce.Perciò fondo la trasparenza dell'acqua con certi vapori che fuoriescono dai magmi della materia. Cerco l'acqua e la luce. Quando dipingo un albero, non è l'albero in sè che m'interessa, ma la materiache sta sotto e l'aria e la luce che stanno intorno.E' come se la "trascendenza" fosse un'altra direzione della mia ricerca,che si ricongiunge misteriosamente alla profondità della natura o di quel momento dell'anima". "insomma la luce come metafora di verità? - gli chiedo. "Sintetizziamo così. In realtà è più complesso. Vorrei dire che il mio obiettivo è cogliere la natura nella sua evanescenza, il colore che si fonde e stempera nella luce,la forma che si dissolve nello sfumato del contorno.Non sempre ci riesco per come vorrei.La realtà c'è ed è quella che vediamo, ma noi la mediamo con la nostra sensibilità,con i nostri sensi,con l'anima,in quel navigare intenso e incessante tra pensiero metafisico e metafisica del pensiero.E' nel profondo che riesco l'iilusione dell'immagine. Io vorrei trasformare tutto questo ad uso della cultura del nostro tempo, trasmettendo,se possibile, per mezzo di forme e colori, l'idea di una psicologia del profondo con i suoi archetipi indistinti e rarefatti.COn consapevolezza o meno, vorrei rendere visibili sensazioni impalpabili,inafferrabili". "A me sembra che tu un pò anche ci giochi" - gli dico. E' un gioco di colore nel colore" - ammette. D'altra parte pèrò - puntualizzo - si parla della necessaria infelicità degli egocentrici . Si dice pure che fare arte sia un pò dannarsi". "Ma io voglio anche provarci piacere, - precisa- divertirmi ad arrivare all'esrema conseguenza dell'astrazione per giungere alla dissoluzione del contenuto pittorico figurativo. Vedere l'invisibile e renderlo visibile, diceva Paul Klee". "Bene, dopo questa chiacchera forse è meglio non dir più nulla e far parlare direttamente le tue opere" - lo esorto. "Sono d'accordo" - conclude soprappensiero (Sergio Paolo Foresta) |
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